Le Analisi degli Scheletri

Probabile caso di talassemia su un frammento di volta cranica

Per lungo tempo il materiale osteologico è stato poco considerato dalla ricerca scientifica archeologica, che ha dato più rilevanza ai materiali di corredo e alla struttura della sepoltura, anche se di fatto l'elemento centrale, attorno al quale ruota il contesto funerario, è proprio il defunto. Le ossa, come dimostra il nostro caso, rappresentano una finestra aperta sul quotidiano dell’uomo del passato, perché attraverso lo studio degli scheletri possiamo capire come si viveva nel Medioevo: ad esempio che lavoro facevano le persone, cosa mangiavano e da quali malattie erano affette.
Il materiale scheletrico in esame è stato studiato nel laboratorio del dipartimento di Archeologia dell’Università degli Studi di Padova, in collaborazione con la Soprintendenza per i Beni Archeologici della Lombardia e grazie a un finanziamento del Rotary Club di Tradate (VA).
Tale studio, seppure difficoltoso a causa del pessimo stato di conservazione delle ossa, ha tuttavia individuato la presenza a Castelseprio di 63 individui (26 nell'area cimiteriale di San Giovanni, scavo 2009) di cui 7 di sesso maschile, 15 indeterminati, 4 soggetti infantili; 37 individui nel cimitero di Santa Maria di Torba di cui 10 di sesso maschile, 5 di sesso femminile, 7  soggetti infantili e 17 indeterminati).
La struttura muscolare robusta e le numerose osteoartrosi osservate suggeriscono che i soggetti adulti svolgevano lavorati  intensi e fisicamente impegnativi.
Inoltre si sono riscontrati diversi deficit nutrizionali o anemie emolitiche, come ad esempio un probabile caso di talassemia osservato su un frammento di volta cranica in un bambino di età compresa tra 5 e 8 anni del cimitero di Santa Maria di Torba. Il riscontro di talassemia a Castelseprio è interessante in quanto osservazioni analoghe sono state effettuate anche per altri siti non lontani e risalenti allo stesso periodo come quello  Bolgare (BG). Il portatore sano di questa malattia è resistente all’infezione malarica e questo spiega la diffusione di tale male sino all’inizio degli anni '50 del ‘900 in molte aree della nostra penisola, non ultime le zone umide del Piemonte e i laghi della Lombardia.
Altra patologia osservata nel campione studiato, riferita a un soggetto maschile di oltre 40 anni, è una probabile spondilite anchilosante. Si tratta di un’infiammazione, dalla patogenesi ancora sconosciuta, a carico della colonna vertebrale che causa la fusione delle vertebre, che assumono una morfologia detta "a canna di bambù".
Nei resti ossei dell'area cimiteriale di San Giovanni è attestata una perforazione cranica su un individuo adulto di sesso maschile causata da un oggetto appuntito, probabilmente un chiodo. Il dato è piuttosto inconsueto nel panorama europeo e potrebbe rappresentare l’esito di un trauma inflitto (omicidio), ad esempio, o la conseguenza di pratiche di tortura. Infine, ancora più inquietante, potrebbe essere connesso a pratiche apotropaiche, rituali o magiche per impedire allo spirito maligno del defunto di disturbare la comunità dei viventi.

Probabile caso di spondilite anchilosante a carico della colonna vertebrale
Perforazione localizzata sul parietale sinistro
Particolare esterno della perforazione localizzata sul parietale sinistro
Particolare interno della perforazione localizzata sul parietale sinistro
             
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