Santa Maria foris portas

Il 7 maggio del 1944 Gian Piero Bognetti scoprì definitivamente il ciclo pittorico di Santa Maria foris portas: "lo stupore doloroso di ritrovare la chiesa in quell'abbandono desolato doveva precedere di appena pochi istanti il tutto diverso stupore per la vista di quei frammenti di affreschi, così inclassificabili nello schema della pittura lombarda; e un loro rapido esame; e la scoperta, sullo zoccolo, di quei graffiti in caratteri capitali ed onciali, che, fuori da ogni dubbio stilistico, denunciavano un'opera anteriore al Mille."

Il significativo ritrovamento avvenne in seguito a un sopralluogo a Castelseprio da parte del comitato scientifico che, proprio in quegli anni, stava dando vita al monumentale lavoro intitolato "Storia di Milano", edito dalla Treccani. Bognetti non solo ebbe il merito di indirizzare il mondo della ricerca verso l'edificio di Santa Maria foris portas e quanto in esso contenuto, ma anche di segnalare l'esistenza del monastero femminile di Torba, da subito inserito nel circuito delle testimonianze alto medievali del territorio sepriense, pur dedicandogli, al momento, scarsa attenzione. Il primo sopralluogo fu quasi certamente effettuato dal solo Bognetti, dal momento che, già nel 1930, aveva dedicato un suo piccolo studio alle rovine del castrum; successivamente ne venne effettuato un secondo da A. Passerini, V. Pisani e Alberto De Capitani d'Arzago. Proprio quest'ultimo, assieme a Gino Chierici, che fu immediatamente incaricato della direzione delle operazioni di restauro, venne coinvolto dal Bognetti negli studi scientifici dell'intero monumento che videro la luce nel 1948 e furono raccolti in un magistrale e monumentale volume intitolato Santa Maria di Castelseprio.

La chiesa di Santa Maria foris portas, monumento fra i più singolari e importanti dell’Alto Medioevo per l’eccezionale ciclo pittorico dell’abside orientale e per la controversa datazione, oscillante tra il V e il IX secolo, è posta su uno dei dossi collinari di Castelseprio, fra la vegetazione che caratterizza il sito e costituisce la nota dominante del paesaggio.
Nel corso della sua esistenza, soprattutto fra XVI e XIX secolo, la chiesa è stata oggetto di numerose modifiche strutturali fra cui il rifacimento degli intonaci, la costruzione di una sacrestia esterna e dell’abitazione del cappellano realizzata sopraelevando l’atrio fino all’altezza del corpo centrale, l’ uso come lazzaretto, dopo la distruzione le absidi laterali e la chiusura degli archi d’accesso.
L’edificio è orientato Est/Ovest, ha pianta triabsidata e un atrio, ed è costruito in un’area dove gli scavi hanno messo in luce un sepolcreto protostorico. La struttura, su fondazioni in grandi ciottoli fluviali, posti su due file, presenta alzati con murature a filari irregolari di ciottoli, frammenti di laterizi e pietre, legati da malta. Sulle pareti laterali dell’aula e in facciata si aprono otto finestre a “fungo”, cioè con risega all’innesto dell’archivolto che restringe le spalle, disposte su due ordini, nell’abside centrale si hanno tre finestre ad arco, mentre altre finestre illuminano le due absidi ricostruite. Altre aperture, porte e finestre ora tamponate, si aprivano nelle pareti settentrionale e meridionale dell’atrio. I muri esterni sono contraffortati, le absidi hanno lesene rastremate verso l’alto sui lati brevi dell’aula, quasi un prolungamento dei muri.
Il lacerto di pavimento dell’aula, simile a quello del battistero della basilica di San Giovanni interna al castrum, è in opus sectile a motivo geometrico formato da triangoli ed esagoni separati da fasce rettangolari, in marmo e calcare vario, bianco e nero per i tasselli e le lastre più grandi, in colori diversi per i triangoli.
La pianta di Santa Maria foris portas è di tradizione tardo antica e si ispira a modelli architettonici orientali (piccoli mausolei e martyria), ma contemporaneamente esprime un nuovo concetto spaziale nella resa di masse e vuoti coniugati con una tecnica costruttiva semplice di chiara impronta altomedievale. Il risultato complessivo è molto elegante, con un sapiente uso di luci ed ombre che ben si coniuga con l’altissima qualità del rivestimento pittorico.

Ricostruzione 3D della chiesa di Santa Maria foris portas
             
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