Decorazione architettonica

Pluteo

Sono in gran parte dispersi gli elementi architettonici che arredavano gli edifici di culto di Castelseprio nelle diverse fasi di frequentazione dell’area, che si prolungano fino ad età borromaica se non agli anni ’30 del ‘900.
Non si è certi che il pluteo in marmo (con tracce di riutilizzo), proveniente da Castelseprio (conservato al Museo della Società di Studi Patri di Gallarate), sia relativo alla basilica di San Giovanni, o piuttosto all’oratorio nobiliare di S. Maria foris portas. Le ricostruzioni più recenti ritengono facesse parte del recinto presbiteriale, che separava l’area absidale dalle navate della basilica.
Il pluteo, decorato da una sequenza continua di quattro archi poggianti su colonne provviste di capitelli, che racchiudono altrettante croci latine a bracci patenti, è lavorato a incisione, con la tecnica dello spolvero. Lo specchio centrale è incorniciato da una doppia fascia di solchi continui. Solo i capitelli, sui quali poggia l’arco, ricalcano i modelli decorati da foglie stilizzate scontornate da due semplici girali vegetali. Confronti si hanno a San Martino di Sonvico (CT), a San Vincenzo in Galliano, in capitellini comaschi, in epigrafi e oreficerie. Il confronto più significativo è dato dal pluteo della basilica di San Giulio d’Orta, lavorato a spolvero e decorate da elementi vegetali, che interpreta in modo chiaro la cultura simbolico-concettuale di cultura bizantina, ed è attribuito al VI/VII secolo. Periodo al quale può essere ascritto anche l’esemplare sepriense, molto simile per decorazione e tecnica produttiva, probabilmente derivate da una scuola di lapicidi operante tra Adda e Ticino.
Il capitellino su colonnetta (collocazione ignota), di cui si conserva una fotografia pubblicata da G.P. Bognetti (1946), poteva anch’esso far parte di un recinto presbiteriale. La decorazione a foglie corinzie su corolla, sormontate da una fascia centrale a tratteggio dalla quale scaturiscono due volute di fogliame, ha riscontro in capitelli del sacello di S.Satiro a Milano, datati all’VIII secolo, e in altri riutilizzati nel loggiato altomedievale dell’ex torre del circo di Milano.   
Pochi altri frammenti di colonnine e due capitelli a pulvino privi di decorazione sono stati esposti nell’Antiquarium di Castelseprio, si ignora l’edificio e il contesto di provenienza, ma tradizionalmente vengono attribuiti alle fasi medievali del castello. Alle Civiche Raccolte d’Arte del Castello Sforzesco di Milano sono conservate altre decorazioni architettoniche romaniche, in parte recuperate nel corso delle ricerche che A. Corbellini condusse, nell’area interna alle mura negli anni ’40 dell’800, su commissione dei conti Archinto di Milano.

             
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