Il Reimpiego

Pianta di Castelseprio con la collocazione dei pezzi

Caratteristica del complesso Castelseprio-Torba è il “reimpiego”, ovvero il riutilizzo come  materiale da costruzione di pietre lavorate tratte da edifici più antichi. Infatti nelle murature di Castelseprio, nella torre di Torba e nella chiesa di S.Maria abbiamo lastre e blocchi d’età romana, spogliati quasi esclusivamente da monumenti funerari.
La loro provenienza è sconosciuta, ma si può facilmente ipotizzare una necropoli posta nelle vicinanze. La necropoli, probabilmente databile fra il I a.C. e il II d.C. in base alla tipologia dei pezzi reimpiegati, doveva essere in disuso in età tardoantica tanto da divenire una “cava” di materiali. Sulla sua localizzazione i dubbi sono ancora molti, i dati archeologici non aiutano. Alcuni studiosi pensano a Gornate, o a Castiglione Olona, posti nella Valle dell’Olona. Non si può escludere che lo stesso fiume sia stato usato come via di trasporto dei pezzi.
La pratica del reimpiego è molto diffusa nel Tardoantico, soprattutto a partire dall’età gota, sotto il regno di Teodorico, ma continua nelle epoche successive. La legislazione dell’epoca autorizzò e anzi ordinò di riutilizzare per nuove costruzioni blocchi di edifici ormai in disuso. Nei secoli precedenti, invece, IV-V secolo, gli imperatori avevano cercato di contrastare lo spolio sistematico delle necropoli, per proteggerne la sacralità.
A Castelseprio sono ben sedici le attestazioni certe di reimpiego: lungo il percorso delle mura, nella casa a sud di San Paolo e nel complesso della basilica. A Torba invece tutte le attestazioni, circa una ventina, si concentrano nella parte bassa della torre e nella chiesa di S. Maria. Si tratta di elementi in pietra locale, serizzo, ghiandone e gneiss, tutti ottenuti da massi erratici, poi squadrati e lisciati. .
I pezzi identificabili si riferiscono soprattutto a due tipologie di edifici funerari, il recinto e il monumento a dado, con una netta prevalenza della prima. Dei recinti si conservano i pilastrini con incassi, i plutei che vi erano alloggiati, caratterizzati dai fori per l’alloggiamento di grappe metalliche e le cimase, ovvero le coperture, dalla forma a spiovente, triangolare o pentagonale. In particolare, poco fuori dall’area sacra di Castelseprio, sono conservati in buone condizioni un pilastrino, con la cimasa e il pluteo a lui pertinenti. Dei monumenti a dado si trovano invece frammenti del fregio, come quello riutilizzato al primo piano della torre di Torba, decorato da una metopa che raffigura un elmo.
Probabilmente si riferisce ad un’urna a festoni il frammento visibile nel ristorante di Torba, decorato da una ghirlanda a rilievo.
Fra i pezzi non riferiti a necropoli si trova una grossa macina in pietra nella basilica di San Giovanni.

Zoccolatura di recinto, reimpiegata come soglia nella casa a Sud della chiesa
Pluteo di recinto, reimpiegato nel ponte di accesso al sito
Pluteo reimpiegato come battente della porte nella torre della basilica di Sa
Pilastrino con incassi, reimpiegato nel ponte di accesso al sito
Cimasa pentagonale, reimpiegato nel ponte di accesso al sito
Cimase pentagonali gemelle, reimpiegate nella cinta muraria
Cimasa pentagonale con alloggiamento per grappa, riutilizzata come lesena nel
Cimasa pentagonale reimpiegata nella lesena esterna del battistero
Cimasa pentagonale riutilizzata come muro perimetrale nella chiesa di san Gi
Zoccolatura riutilizzata nel battistero
             
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