L'edificio VI

La pianta dell'edificio VI

L’edificio VI si colloca, nell’area settentrionale del castrum, contigua agli edifici sacri. A pianta irregolarmente rettangolare (circa 18x5,70 m) è diviso in tre vani indipendenti con aperture esterne orientate verso est. Frammenti di pavimentazione costituita da uno strato di malta (di circa 10 cm di spessore) su cui è stesa una pellicola di laterizio finemente tritato presenti nei crolli primari degli ambienti centrale e settentrionale hanno fatto supporre che questi locali fossero dotati di un secondo piano. I materiali e le tecniche costruttive differiscono tra i diversi ambienti: corsi regolari di ciottoli e spezzoni di pietra legati con malta di calce nei vani centrale e settentrionale, ciottoli e malta disposti in modo discontinuo in filari ordinati a spina di pesce in quello meridionale.
Per le aperture esterne vengono impiegate pietre sbozzate frammiste a laterizi e nella porta del vano meridionale uno stipite monolitico. La rimozione delle tamponature delle aperture esterne ha messo in luce la presenza in situ di cardini in ferro.
Il  livello pavimentale dei vani settentrionale e mediano è in battuto d’argilla su vespai di ciottoli di piccole e medie dimensioni con sporadici rinzeppi di laterizi. Nel vano centrale è conservato un focolare delimitato su due lati da un filare di mattoni posti di piatto, in quello settentrionale sono tuttora visibili pochi lacerti di intonaco incolore.
L’edificio VI, abbandonato nel XVI secolo, molto tempo dopo la distruzione del castrum (1287), mostra due fasi costruttive quella più antica è rappresentata dagli ambienti settentrionale e mediano cui si appoggia quello meridionale che difforme dagli altri due vani per la pianta maggiormente irregolare, l’assenza del vespaio e nel crollo dei resti di pavimento in malta del piano superiore.
Abitazione del clero e di modesti artigiani che operavano al loro servizio, la struttura si colloca cio VI ma privo di evidenze archeologiche che lo attestino  in uso in quella seguente.
M. Bertolone e M. Mirabella già negli anni ‘50 intervengono rimuovendo la vegetazione e le macerie, attività di cui rimane traccia solo in alcune brevi note conservate presso l’Archivio Topografico della Soprintendenza.
Gli scavi sistematici, dal 1985 all’88, affidati all’Università Cattolica di Milano (G.P. Brogiolo, 1985-88) raggiunsero il risultato peraltro significativo di individuare una fase insediativa successiva alla distruzione del castrum che non coinvolge gli edifici appartenenti alla Chiesa.

             
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