L'edificio III

Edificio monovano a pianta quadrangolare (8x8 m) con massicci muri perimetrali (0,70-0,80 m) messo in luce negli anni ’50. Fino alla campagna di scavo, condotta a partire dagli anni ’80 da G.P. Brogiolo, se ne conoscevano tre lati, mentre il quarto, quello nord, era stato ipotizzato dalla disposizione dei resti di crollo.
I muri costruiti in ciottoli legati da malta riutilizzano materiale di spoglio come le grandi basi di pietra agli angoli per l’appoggio degli elementi lignei dell’alzato tra cui un frammento di epigrafe romana nell’angolo sud-ovest. Tre contrafforti rettangolari, robusti e di diverse dimensioni sono addossati alla facciata meridionale forse per rinforzare una costruzione che verosimilmente era a più piani.
In posizione centrale all’interno del vano si trova una base quadrangolare in pietra (di circa 50 cm) con incavo circolare poco profondo per l’incasso di una colonna centrale che sorreggeva il tetto. L’ingresso principale, sul lato meridionale preceduto da un portico di modeste dimensioni, e una seconda apertura sul fianco orientale sono costituiti da lastre monolitiche di reimpiego. Il riempimento prelevato nell’angolo sud-orientale dell’edificio permette di cogliere qualche elemento di malta povera. L’edificio è attribuito all’età longobarda (VIII sec. d.C.).

             
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