La Ceramica

Negli scavi degli anni 1990 e 2004, che hanno interessato l’aula originaria della chiesa, il primo avancorpo aggiunto ad ovest e un’area limitata all’esterno del fianco settentrionale, i livelli più antichi messi in luce corrispondono alle fondazioni di preesistenti edifici tardoantichi-altomedievali. In tali livelli si sono trovati solo pochi frammenti di ceramiche da cucina, a impasto grezzo senza rivestimento, e di recipienti in pietra ollare tornita; le prime comprendono un bordo di piccola olla e due prese di coperchi, mentre i secondi, di piccole dimensioni e di uso incerto, sono del tipo importato probabilmente dalla Valchiavenna, abbondantemente attestato nei ritrovamenti di Castelseprio.
La sequenza archeologica presenta poi un notevole salto temporale, poiché si passa alle fasi della costruzione e delle successive trasformazioni della chiesa e del monastero, che risultano appartenuti ai Francescani di Gallarate e poi, prima del 1621, ridotti a residenza soltanto di un frate ascensionista con un novizio. Le ceramiche bassomedievali più precoci rinvenute sono poco probanti per precisare l’incerta cronologia della fondazione della chiesa, comprendendo solo qualche sporadico frammento di boccali in maiolica arcaica e di forme aperte ingobbiate e graffite, databili tra il XIV secolo e la seconda metà del XV ma trovati in depositi più recenti.
La quasi totalità delle ceramiche trovate è databile alla metà - seconda metà del XVI secolo e fornisce una buona indicazione cronologica per l’ampliamento della chiesa verso ovest. Con l’eccezione di una pentola a paiolo e di un microvasetto probabilmente per unguenti, semplicemente invetriati, si tratta di stoviglie da tavola ingobbiate di varie tipologie: graffite a punta o a stecca monocrome brune o policrome, semplici ingobbiate brune e ingobbiate con decorazione dipinta del tipo imitante le maioliche.
Quest’ultimo tipo, che comprende un raro esemplare di saliera, costituisce le stoviglie più fini, probabilmente importate dalla Lombardia meridionale, forse da Mantova. Le graffite sono di qualità inferiore, a parte una tazza baccellata bruna decorata su tutte le superfici, e in gran parte dovevano provenire da manifatture vicine.
Nel complesso si tratta prevalentemente di scodelle, piatti e vassoietti, riferibili alla mensa del monastero francescano, come conferma l’abbondanza di esemplari monocromi bruni, tipica dei consumi delle comunità religiose.
 

             
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