Le monete

Il Follis di Massenzio
Il follis ritrovato a Castel Seprio costituisce una preziosa testimonianza del tumultuoso periodo che vide Massenzio contrapporsi a Costantino I. Infatti, dopo l’abdicazione di Diocleziano e di Massimiano Erculeo, maggio 305, il sistema tetrarchico (con due Augusti e due Cesari), ideato da Diocleziano per consentire una pacifica successione al trono imperiale, si rivelò fragile per le ambi- zioni degli Augusti e dei Cesari. La guerra contrappose Massenzio, figlio di Massimiano Erculeo e dominatore dell’Africa e dell’Italia, a Costantino, padrone delle Gallie e della Britannia, e a Licinio, Augusto della parte orientale dell’Impero. Massenzio emise la moneta quando ancora controllava la zecca alto-adriatica di Aquileia, fra il 307 e il 309/310, prima di ritirarsi con i suoi eserciti verso l’Italia centrale e Roma. Lo studio dei ripostigli con emissioni di Massenzio e la scarsità dei ritrovamenti isolati rivelano che le monete del rivale di Costantino I furono usate soprattutto in ambito militare (pagamento del soldo alle truppe) e uscirono presto dalla circolazione dopo la sua sconfitta e la sua morte nella battaglia di Ponte Milvio a Roma il 28 ottobre 312, che assicurò a Costantino il Grande il controllo sull’Occidente dell’Impero.

Le monete di V-VI secolo
Le monetine di bronzo rinvenute nel castrum testimoniano la modesta attività locale di scambio nel V-VI secolo. Questa monetazione minima riflette il genere di attività economica del sito.
Tra le monete di VI secolo spicca per importanza, sia cronologica sia simbolica, il tremisse aureo a nome di Giustiniano (527-565) rinvenuto nel pozzo di drenaggio scavato presso l’abside di San Giovanni Evangelista. È una moneta di valore che gli studiosi hanno ritenuto appartenere a produzione “barbarizzata”, non perfettamente uniforme rispetto ai tremissi delle zecche bizantine d’Italia. Potrebbe, quindi, essere un’imitazione eseguita dai Longobardi nella fase insediativa in Pannonia. Resta in ogni modo l’unica moneta d’oro rinvenuta a Castel Seprio che indichi la presenza, o la circolazione, di personalità che ricoprivano cariche di prestigio nell’ambito del castrum, forse coinvolte in transazioni economiche e scambi ad alto livello sociale. Il ritrovamento del tremisse è particolarmente importante anche dal punto di vista cronologico, perché documenta che la costruzione del pozzo era stata realizzata in precedenza e permette di datare agli ultimi anni del VI secolo gli oggetti che vi sono stati scaricati.

Le monete medievali precedenti il 1287
Risalgono all’epoca del Barbarossa le più antiche monete medievali, tre denari terzoli scodellati ritrovati nel 1958. Sono esemplari della monetazione a nome di un imperatore Enrico, emessi da Milano, nonostante il divieto imperiale, fino all’anno della sua distruzione (1162) e dal 1167 a fine secolo, ossia dal rientro in città degli esuli e con il formale riconoscimento dell’imperatore e l’autonomia di fatto della città.
L’epoca successiva è documentata da un denaro piano per Bergamo, emesso a nome di Federico II (1218-1250), che uno studio recente riconosce come emis- sione postuma e attribuisce agli anni 1282-1290. Questa moneta sembra la più vicina cronologicamente al 1287, data di distruzione di Castel Seprio. Tra le monete precedenti il 1287 rientrano anche un grosso d’argento di Milano di Enrico VI, figlio del Barbarossa, emesso nella prima metà del XIII secolo, e un obolo di Cremona con le stelle, testimonianza concreta della convenzione monetaria del 1254 tra Bergamo, Brescia, Pavia, Tortona, Cremona, Piacenza e Parma.

Le monete medievali successive al 1287
Le monete viscontee sono segni di frequentazione del luogo nel corso del XIV secolo. La più antica è un denaro d’argento di Azzone Visconti (1329-1339) coniato nella zecca di Como, di cui fu signore dal 1335. Azzone fu il primo Visconti ad apporre dapprima le sigle (1329) e poi il proprio nome e casato sulle monete, segnando ufficialmente il passaggio dal Comune alla Signoria. L’esemplare di Castel Seprio arricchisce la già significativa documentazione lombarda delle sue emissioni per Como. Di altre monete viscontee abbiamo invece solo notizia.

Le monete del XVI secolo
Da una tomba di Torba proviene una trillina (moneta in mistura del valore di 3 denari) milanese di Francesco I di Angoulême, re di Francia e duca di Milano dal 1515 al 1522, insieme ad altre due con labili tracce delle raffigurazioni (fine del XV-inizi del XVI secolo), coniate forse ancora sotto gli Sforza.

Le monete moderne
La continuazione del culto mariano a Santa Maria foris portas, ancora funzionante nel 1912, divenuta lazzaretto e sconsacrata nel 1933, ha lasciato nel terreno quattro monete, che insieme ad altre due, trovate l’una nel castrum nel 1962 e l’altra a Gornate Olona nel 1984, portano a sei il gruppo delle monete moderne recuperato nell’area di Castel Seprio. Nel primo gruppo si riconoscono due monete per l’Impero austriaco, un kreuzer di Maria Teresa d’Asburgo (1740- 1780) del 1762 e un 5/10 (mezzo soldo) di Francesco Giuseppe I d’Asburgo Lorena (1848-1916) coniato nel 1858 alla vigilia della Seconda Guerra d’Indipendenza, e due monete per il Regno d’Italia, un centesimo di Umberto I (1878-1900) del 1893 e un 20 centesimi di Vittorio Emanuele III (1900-1946) del 1918, ultimo anno della Grande Guerra. Le altre due monete sono un 10 centesimi di Vittorio Emanuele II (per l’Italia 1861-1878) di zecca incerta e un pezzo da 10 centesimi di Vittorio Emanuele III con data 1940/XVIII (era fascista), coniato nell’anno stesso in cui l’Italia entrava nella Seconda Guerra Mondiale.
Le monete, tutte di rame, costituiscono il circolante minuto, come le monete delle epoche precedenti.

i tremissi
Follis di Massenzio
             
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